Leggenda vuole che Kaldi fosse un pastore, che viveva nella regione di Kaffa, nell’Etiopia meridionale. Kaldi prendeva le capre di suo padre e le portava al pascolo. Una volta al pascolo osservò che le capre mangiando alcune bacche rosse dai cespugli vicino ai prati, sembravano come rinvigorite da una nuova energia.

Kaldi capì che c’era qualcosa di strano in quelle bacche, e cautamente ne assaggiò una. Il sapore non gli dispiacque affatto, e ne mangiò ancora. Poco dopo, tutta la sua stanchezza era come scomparsa: non solo non sbadigliava più, ma aveva pure lui voglia di correre e saltare.

Richiamò le capre e tornò verso il villaggio. Sulla porta di casa incontrò suo padre, e gli raccontò dell’accaduto, porgendogli anche qualcuna di quelle magiche bacche rosse. L’uomo, dopo averle assaggiate, si sentì addosso un’energia che ormai credeva fosse solo un ricordo del passato. Quella notte padre e figlio non ebbero sonno, e ne approfittarono per parlare a lungo al chiaro di luna.

Non riuscendo a capacitarsi dell’insolito fenomeno, i pastori si rivolsero ad un vicino monastero ed esposero il fatto al vecchio e saggio monaco. Il mattino seguendo ispezionando i pascoli, il monaco raccolse alcune di quelle bacche rosse che kaldi aveva visto mangiare alle sue capre e le portò con se al convento.

I semi furono esaminati, sottoposti a numerosi esperimenti, e quando furono anche abbrustoliti sul fuoco, macinati e versati nell’acqua calda, i monaci si accorsero che l’infuso scuro prodotto da questa lavorazione, li rendeva molto agitati ed eccitati, turbava la loro serenità convenutale e, quando giungeva la notte, i religiosi stentavano a prender sonno.

 


Illustrazioni realizzate da Valentina Raddi